venerdì 27 marzo 2026

EPIDEMIE E RITORNO DI ANTICHE STORIE

 

È un libro che si legge tutto d’un fiato Epidemics and the Return of Old Stories. Il merito è dell’autore, lo psichiatra Emilio Mordini. che si muove agevolmente e con un pregevole garbo espositivo anche nella lingua inglese, tra psicoanalisi, antropologia culturale e bioetica, regalando al lettore una raffinata sintesi sul significato simbolico e psicologico delle epidemie.

L’idea di fondo, che accompagna l’intera lettura del testo, è che le epidemie, oltre ad essere fenomeni patologici in senso stretto, sono anche fenomeni narrativi; vere e proprie crisi simboliche, cioè, che riattivano narrazioni arcaiche.


Secondo Mordini, infatti, ogni epidemia riporta in vita “vecchie storie” (paura del contagio, colpa, punizione, capro espiatorio), e queste storie finiscono per plasmare il modo in cui le società reagiscono più dei dati scientifici stessi. Ciò, ricorda l’autore in modo magistrale, non va considerato un ‘difetto di scientificità’ (come spesso è stato fatto, ad esempio, durante la recente esperienza del Covid, in quanto la percezione del rischio è mediata culturalmente e la risposta collettiva è spesso irrazionale ma strutturata (non casuale, insomma).
In altre parole: non reagiamo alle epidemie solo come “animali razionali”, ma come esseri narrativi.
Un secondo tema molto forte è il seguente paradosso psicologico: da un lato, le epidemie generano panico e ossessione ma, dall’altro, producono anche negazione e rimozione. Mordini pone una domanda chiave, in tal senso: perché, anche davanti all’evidenza, spesso non riconosciamo l’emergenza? La risposta è psicoanalitica: la mente tende a difendersi da ciò che minaccia l’ordine simbolico; quindi alterna iper-reazione e cecità selettiva.

Un terzo punto ancora più interessante è la distinzione tra contagio biologico (virus, batteri, trasmissione fisica) e contagio simbolico (idee, paure, comportamenti, narrazioni). Il secondo, nel libro, è quasi più importante del primo, in quanto le epidemie “infettano” anche immaginari collettivi e si diffondono miti (complotti, colpevoli, salvezze miracolose).

Personalmente, quello che ho particolarmente gradito nel testo è una critica implicita alla modernità scientifica (allo scientismo, per meglio dire), che esso sottende; un aspetto al quale ho dedicato anch’io molte energie e riflessioni. Mordini, infatti, mette in discussione l’idea che la modernità abbia superato il pensiero “magico”, ed evidenzia come, anche in società scientifiche avanzate, riemergano strutture arcaiche di pensiero e si creino nuove forme di mitologia tecnologica.
Non è una critica alla scienza in sé quindi, ovviamente, ma all’illusione – di matrice veteropositivista – che la scienza basti per governare e leggere la realtà e il comportamento umano.

Ritengo quindi che il testo, nel suo complesso, possa essere uno strumento importante per comprendere meglio e a fondo il fenomeno delle epidemie, e che possa contribuire a costruire o irrobustire i nostri filtri critici dinanzi ad eventi di questo tipo, qualora dovessero ripetersi in futuro, e ne consiglio vivamente la lettura.

Emilio Mordini, Epidemics and the Return of Old Stories, Published independently, Amazon Italia 2026. pp. 31.

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