Con L'eterno ritorno di 'Ndrja Cambrìa. «Itinerario all'uomo» in Horcynus Orca di Stefano D'Arrigo, Antonio Falliti affronta uno dei romanzi più complessi e affascinanti della letteratura italiana del Novecento, scegliendo una prospettiva precisa: seguire il cammino del protagonista non soltanto come viaggio geografico attraverso lo Stretto di Messina, ma come autentico percorso di formazione dell'uomo.
Già il titolo del testo - edito nelle scorse settimane da Lebeg, nella collana "traiettorie" - rivela il cuore dell'interpretazione. L'espressione "eterno ritorno" richiama inevitabilmente Nietzsche, ma sembra essere impiegata soprattutto come categoria esistenziale: il ritorno di 'Ndrja Cambrìa non coincide semplicemente con il rientro a casa dopo la guerra, bensì con un confronto incessante con le proprie radici, con la memoria, con la morte e con il destino. Il viaggio diventa così un movimento circolare, nel quale ogni approdo è insieme una nuova partenza.
Il sottotitolo, "Itinerario all'uomo", chiarisce ulteriormente l'intento del volume. Falliti intende leggere Horcynus Orca come un grande romanzo antropologico prima ancora che storico. Il protagonista attraversa un universo popolato da pescatori, miti, animali simbolici e figure quasi arcaiche, ma ciò che realmente interessa è il processo attraverso cui l'esperienza della guerra e del ritorno trasformano l'identità dell'uomo.
Uno degli aspetti più interessanti del lavoro, inoltre, è proprio la scelta di non ridurre D'Arrigo al solo sperimentalismo linguistico. Per molti anni Horcynus Orca è stato letto soprattutto come una sorta di monumento della lingua italiana, straordinario laboratorio lessicale e sintattico. Un approccio come quello utilizzato da Falliti nei tre capitoli che compongono il testo (, invita invece a superare questa lettura, riportando al centro la dimensione umana, filosofica ed esistenziale dell'opera.
Una dimensione esplorata grazie anche a una fitta rete di rimandi e citazioni pertinenti, che rendono giustizia alle complesse e multiformi fonti ispiratrici dello scrittore di Alì Terme.
Il volume sembra rivolgersi soprattutto a lettori che abbiano già una certa familiarità con Horcynus Orca. Chi cerca una semplice introduzione al romanzo potrebbe trovarlo impegnativo, anche se la scrittura di Falliti si mantiene sempre chiara e piacevolmente leggibile; chi invece desidera approfondirne le implicazioni filosofiche e antropologiche troverà probabilmente un'interpretazione originale e stimolante.
In definitiva, L'eterno ritorno di 'Ndrja Cambrìa si presenta come un contributo che prova a restituire al capolavoro di Stefano D'Arrigo la sua dimensione più universale. Al centro non vi è soltanto il ritorno di un marinaio nella Sicilia del dopoguerra, ma la domanda, sempre attuale, su che cosa significhi ritornare a se stessi dopo che la storia ha trasformato radicalmente il mondo e l'uomo.
Il saggio che, già dal progetto dichiarato nel titolo, promette di spostare l'attenzione dalla complessità formale di Horcynus Orca alla sua straordinaria profondità antropologica ed esistenziale, offre quindi una chiave di lettura capace di dialogare con la filosofia, la letteratura e la riflessione sull'identità.
Trattandosi della prima monografia del suo giovane autore non possiamo non augurargli un futuro luminoso di studio e ricerca, che gli consenta di eguagliare - e anche superare - gli ottimi livelli raggiunti con lo lo studio dell'universo darrighiano.
Antonio Falliti, L'eterno ritorno di 'Ndrja Cambrìa. «Itinerario all'uomo» in Horcynus Orca di Stefano D'Arrigo, Lebeg, Roma 2026, 189 pp., Euro 22,00.

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